27 luglio 2026

 

QUALCHE RIGA PER COMINCIARE

Enrica Brunetti

 

Luglio, estate torrida, politica nazionale e internazionale da schifo, accoltellamenti, guerre e massacri che quasi non fanno più notizia, non mi resta che evadere nella fantasy e scelgo un colossal, Il Signore degli anelli, il libro, non il film, 1375 pagine: opera di destra? Non proprio, nonostante gli accaparramenti, ma questo è argomento per un altro discorso. In queste righe vorrei, invece, proporre una piccola riflessione sul palantir di cui si parla al cap XI dell’opera in questione.

 

Per chi non conosce l’universo creato da J.R.R. Tolkien, i palantíri sono antiche sfere di pietra, apparentemente semplici oggetti, in realtà strumenti potentissimi, perché consentono di osservare eventi lontani e di comunicare con chi possiede una sfera analoga. In altre parole, rappresentano una rete di sorveglianza e comunicazione capace di superare i limiti dello spazio.

 

Non è un caso che Peter Thiel, famoso magnate dell’industria high-tech, e i fondatori della società tecnologica Palantir abbiano scelto proprio questo nome. L’azienda, specializzata nell’analisi di grandi quantità di dati per governi, agenzie di intelligence, forze armate e grandi imprese, si propone infatti di trasformare enormi masse di informazioni in una visione coerente della realtà.

 

Il legame simbolico appare evidente. Come i palantíri di Tolkien permettevano di vedere ciò che accadeva a distanza, così Palantir, società tecnologica, mira a rendere visibili connessioni, minacce, movimenti e tendenze nascosti all’interno di immense banche dati. In entrambi i casi, il tema centrale è lo stesso: la conoscenza ottenuta attraverso una capacità di osservazione superiore.

 

Esiste, però, anche un parallelismo più profondo. Nella saga, i palantíri non sono strumenti neutri: offrono informazioni preziose, ma possono anche influenzare e manipolare chi li utilizza, soprattutto quando il potere di controllo è concentrato nelle mani di pochi. Analogamente, le tecnologie moderne di analisi dei dati promettono maggiore sicurezza ed efficienza, ma sollevano interrogativi sul rapporto tra informazione, sorveglianza e potere.

 

Per questo, il nome Palantir non è soltanto un omaggio letterario a un’opera che produce suggestioni, visto che è citata anche, e con diverso intento, da Leone XIV nella sua prima enciclica Magnifica humanitas. È una dichiarazione d’intenti: l’ambizione di vedere più lontano degli altri attraverso i dati, proprio come le misteriose pietre della visione immaginate da Tolkien.

 

Ce ne sarebbe abbastanza, ma in chiusura mi viene in mente Andúril, la leggendaria spada di re Aragorn, perché rimanda a Andúril Industries Inc, l’azienda di tecnologia militare e di difesa fondata nel 2017 e fortemente legata agli investimenti di Peter Thiel, ancora lui, che non ne è il diretto fondatore, ma il principale sostenitore e finanziatore.

 

L’azienda è specializzata nello sviluppo di sistemi aerei, terrestri e marittimi completamente autonomi, guidati dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo principale di Andúril Industries Inc è stravolgere il settore della difesa creando hardware e software “intelligenti” (come i caccia interamente pilotati dall’IA) a costi più bassi e con tempi di produzione molto più rapidi rispetto ai giganti tradizionali del settore bellico. Attraverso il suo sistema operativo, Andúril è in grado di fondere i dati provenienti da radar, sensori e droni in un’unica interfaccia visiva. Questo permette agli operatori di mappare minacce e bersagli in tempo reale, riducendo drasticamente i tempi decisionali. A Silicon Valley, Andúril si è trasformata in simbolo, nell’idea che la tecnologia avanzata non debba limitarsi a migliorare la vita civile, ma garantire anche la sicurezza e la sopravvivenza delle società democratiche. Democratiche?